MEDICO CHIRURGO-SPECIALISTA IN ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA

 ATTIVITA CHIRURGICA

La coxartrosi ( artrosi dell’anca ) può essere primitiva, senza cause apparenti, o secondaria ad una miriade di condizioni come  Malformazioni, Patologia dell’età evolutiva, Patologia infiammatoria a genesi immunitaria, Osteonecrosi, Esiti traumatici.

 Può essere precoce, anche in età giovanile, o manifestarsi in età avanzata. 

Benchè, come spesso accade, la genetica ci metta del suo, l’essenza patogenetica dell’artrosi dell’anca risiede nella maggiore parte dei casi in un’alterazione dei rapporti spaziali morfo-volumetrici tra la coppa acetabolare e la testa del femore, che lavorando con una difettosa congruenza, determineranno la progressiva usura della cartilagine articolare. 

Talvolta i sintomi sono precoci, con dolore, limitazione funzionale e zoppia; altre volte la lunga storia clinica si arricchisce di “tendiniti”, “pubalgia”, “sciatica”, variamente trattate con scarsi risultati. Talvolta il paziente può condurre una vita assolutamente normale per numerosi anni, iniziando ad accusare i primi sintomi in età avanzata. In alcuni casi i sintomi risultano invalidanti fin dall’esordio della patologia rendendo necessario il trattamento precoce.

I menischi del ginocchio sono costituiti da fibrocartilagine che conferisce loro caratteristiche di elasticità consentendogli di svolgere la loro funzione di ammortizzatori e stabilizzatori. 

Col tempo e l’utilizzo prolungato, il tessuto che li costituisce va incontro ad una progressiva degenerazione con possibilità di fissurarsi, fino a delle vere e proprie rotture. 

Pur riconoscendo l’origine traumatica delle lesioni meniscali, nella maggior parte dei casi l’evento traumatico corrisponde all’inizio dei sintomi ma si sovrappone ad una storia di progressiva degenerazione risalente a tempo prima. 

Non tutte le lesioni meniscali devono essere operate. Contrariamente a quanto comunemente supposto, l’assunto che un menisco “rotto” determini una lesione cartilaginea, non è stato dimostrato dalla Letteratura Internazionale. 

Quindi, altri parametri quali il dolore, la limitazione funzionale, il gonfiore, determineranno l’eventuale indicazione chirurgica che comunque dovrà considerare lo stato della cartilagine articolare onde evitare fenomeni di sovraccarico secondari all’intervento.

Deformità assai variegata nella sua origine: congenita, acquisita, riguardante uno o più dita del piede, secondaria a fattori meccanici, strutturali o funzionali, neurologici, il “dito a martello” può coinvolgere una o più articolazioni contemporaneamente dello stesso dito, essere correggibile o rigido.

 A tale varietà di cause e forme, corrisponde una varietà di procedure volte alla correzione della deformità. Di frequente riscontro in associazione con l’alluce valgo, il dito a martello implica spesso il ricorso a tecniche complesse di resezione ossea, detensioni ( release ), allungamenti e plastiche dei tessuti periarticolari ( tendini, capsula, legamenti ) nella consapevolezza che il complesso equilibrio che governa il movimento delle dita del piede, nel momento in cui si instaura tale deformità, è da considerare definitivamente perduto, e quindi la correzione comporterà spesso un prezzo da pagare in termini di funzione. 

Il tornaconto di tale “sacrificio” sarà il recupero dell’estetica, l’eliminazione del dolore da conflitto con la calzatura, il dolore da sovraccarico della testa del metatarso sul suolo durante la deambulazione, con sicuro giovamento per il paziente. 

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