Dott. Piernicola Dimopoulos

Medico Chirurgo

Specialista in Ortopedia e Traumatologia

Anche il ginocchio, come tutte le articolazioni, specie quelle che devono sopportare il peso del corpo, va incontro ad una progressiva usura

In biologia, i processi che via via si sviluppano sono inquadrati sotto il nome di Artrosi, che inizia con un assottigliamento della cartilagine articolare, fino alla completa esposizione dell’osso sottostante, con associate deformità varie di tipo: angolare, rotatorio, morfologico. Va da se che una struttura così complessa come il ginocchio, non possa garantire un adeguato funzionamento quando il processo artrosico supera il livello di compenso biologico e biomeccanico. E’ questo il momento nel quale, spesso, si configura la necessità di ricorrere alla sostituzione protesica dell’articolazione colpita.


La protesi del ginocchio

Ma, cosa è una Protesi di Ginocchio? Si tratta schematicamente di un rivestimento capace di ripristinare lo “snodo”, lo scivolamento tra due capi ossei articolari che avendo perduto la loro cartilagine non scorrono più generando dolore, infiammazione e limitazione funzionale. Tale rivestimento si realizza attraverso almeno due procedure: la rimozione di porzioni variabili di osso ed il bilanciamento dei “tiranti” di equilibrio dell’articolazione: i legamenti ed i tendini. Il ginocchio, però, è un’articolazione un poco particolare: infatti esso si compone di due snodi, tra femore e tibia e tra femore e rotula. Armonizzare l’ottimale funzione di entrambe queste articolazioni rende particolarmente delicato e complesso, il lavoro di sostituzione articolare.

La Chirurgia Protesica del ginocchio è una disciplina relativamente recente della chirurgia ortopedica, che negli ultimi 20 anni ha conosciuto un notevole progresso grazie alle nuove acquisizioni in tema di biomeccanica e di scienza dei materiali. Ne è derivato un miglioramento della performance articolare del ginocchio protesizzato, unitamente ad una maggiore aspettativa di sopravvivenza dello stesso. E’ inoltre possibile in alcune forme localizzate procedere alla sostituzione del solo compartimento degenerato, salvaguardando la restante porzione articolare. Anche la protesi totale, comunque, si è sviluppata ulteriormente riservando gli impianti più invasivi con fittoni e spessori aggiuntivi ai casi più gravi od alla chirurgia di revisione, cioè di sostituzione di una protesi fallita.

E’ importante sapere che la protesi di ginocchio non ripristina il ginocchio sano, e pertanto va rispettata evitando stress dannosi alla sopravvivenza dell’impianto. Ugualmente bisogna essere consapevoli che se un ginocchio sano di un paziente sovrappeso e non adeguatamente strutturato sul piano del tono-trofismo muscolare darà probabilmente problemi in caso di sollecitazioni, a maggior ragione il ginocchio protesizzato andrà da un lato rispettato, ma dall’altro adeguatamente allenato con un buon equilibrio muscolare e propriocettivo ( dei riflessi che portano ad un corretto reclutamento dei muscoli nelle varie azioni ) ottenuto con un costante esercizio fisico. Solo così si getteranno le basi per un risultato soddisfacente, considerando che è dannoso sia l’eccessivo stress articolare, ma anche lo scarso equilibrio muscolare-propriocettivo, specie se associato ad un’alta richiesta funzionale. Si comprende quindi facilmente la multifattorialità del risultato clinico che da ragione della persistenza di sintomi residui ( dolore, limitazione funzionale, dolore, etc) in circa un paziente su quattro sottoposti a trattamento protesico di ginocchio.


Altre volte, in casi particolarmente gravi, sarà necessario rinforzare la tenuta delle componenti protesiche con fittoni ed eventuali spessori aggiuntivi per colmare gravi difetti ossei. Una protesi di ginocchio ben eseguita, non può trascurare il corretto equilibrio dei legamenti, i “tiranti” di equilibrio dell’articolazione. Ugualmente, deve conseguire un ottimale scorrimento tra il femore e la rotula, essendo il ginocchio un’articolazione un poco particolare, composta da un contemporaneo scorrimento tra femore e tibia e tra femore e rotula. L’armonizzazione e l’equilibrio tra questi molteplici fattori costituisce il segreto principale del successo dell’impianto.


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